L’idoneità sportiva dopo il Covid-19: gestiscila con il software gestionale On.Health

L’idoneità sportiva dopo il Covid-19: gestiscila con il software gestionale On.Health

Il virus Covid-19 da più di due anni che fa parte delle nostre vite e ora che, grazie ai vaccini, stiamo tornando pian piano alla normalità, diventa fondamentale tutelare tutti i pazienti che hanno contratto il virus e hanno presentato particolari sintomi. Questo soprattutto nel caso di pazienti che praticano un’attività sportiva, tant’è che la Commissione Tecnico Scientifica del Ministero della Salute ha aggiornato le raccomandazioni circa le visite mediche finalizzate alla certificazione dell’idoneità sportiva per gli atleti che hanno contratto il Covid-19. Analizziamo in dettaglio le procedure per ottenere il certificato d’idoneità sportiva e il nuovo protocollo “Ready To Play”.

Certificati d’idoneità sportiva: agonistica o non agonistica?

Come sappiamo, in caso di attività sportiva continuativa, la normativa italiana prevede l’obbligo di un certificato di idoneità sportiva che in base alla tipologia di sport praticato, può essere agonistico o meno.

Il certificato d’idoneità non agonistico può essere rilasciato dal medico di base, o dal pediatra nel caso dei bambini, senza particolari esami: basta solo una verifica della storia sanitaria del paziente, una visita in ambulatorio e la misurazione della pressione arteriosa.

Nel caso del certificato d’idoneità agonistico, per ottenerlo è necessario invece rivolgersi a un medico specialista di medicina sportiva che opera in un ambulatorio specializzato o in una struttura medica pubblica. In particolare, l’idoneità deve essere specifica per lo sport che il paziente pratica, in quanto gli esami da effettuare sono molteplici e variabili. Per questo, non a caso, esistono due gruppi di esami e visite in base all’impegno fisico richiesto: gli sport che vedono un impegno lieve o moderato cardio-respiratorio e muscolare oppure gli sport con un impegno molto elevato cardio-respiratorio e muscolare.

Ecco le differenze tra i due gruppi di esami e visite:

  • Gruppo 1: sono sufficienti, oltre alla visita medica, l’esame delle urine e un elettrocardiogramma (ECG) a riposo;
  • Gruppo 2: oltre a tutti gli esami del gruppo 1, si aggiunge anche un ECG durante e dopo sforzo (step-test dello scalino) della durata di 3 minuti con rilevazione del recupero per almeno 1 minuto e 30.

Non appena il medico sportivo conclude l’iter delle visite con il giudizio positivo di idoneità, il certificato è consegnato subito al soggetto interessato. Invece nel caso in cui il paziente sportivo debba effettuare ulteriori esami o accertamenti, il ritiro del certificato potrà avvenire solo dopo che il medico ha preso visione della documentazione richiesta e ha rilasciato il nulla osta.

Queste regole e protocolli per il rilascio del certificato di idoneità sportiva hanno visto un particolare cambiamento, soprattutto a partire dallo scorso anno, a causa dell’emergere del cosiddetto Long Covid, una particolare sindrome post-virale che può comparire dopo la guarigione dal Covid-19 e può persistere anche per diverse settimane (se non per alcuni mesi). In particolare, parliamo di pazienti guariti che risultano negativi al tampone ma che continuano ad avere sintomi e disturbi legati al virus, come debolezza, stanchezza, dolori muscolari e fiato corto.

A seguito del riscontro di tale problematica per i molti pazienti sportivi che hanno contratto il Covid-19, la Federazione Medici Sportivi Italiani ha emanato una serie di raccomandazioni a tutti gli atleti che hanno contratto il virus e ha redatto il protocollo “Return To Play”.

 

Protocollo “Return To Play”

La Commissione Tecnico Scientifica del Ministero della Salute ha dunque validato il documento pubblicato dalla FMSI (Federazione Medici Sportivi Italiani) per la ripresa all’attività sportiva agonistica. Il nuovo protocollo vede diverse variazioni rispetto alle precedenti regole per il ritorno in campo degli atleti che hanno contratto il virus, variazioni che prevedono delle linee guida specifiche per i diversi ambiti sportivi, al fine di garantire una continua sicurezza per tutti gli atleti.

In primo luogo, con il documento emanato dalla FMSI, il certificato di idoneità agonistica per tutti gli sportivi che contraggono il Covid-19 non è più valido, anche se non è scaduto. Dopo circa 30 giorni dalla negatività dell’atleta è necessario richiedere una nuova valutazione clinica dell’idoneità, così da ottenere il “Return To Play” descritto dal protocollo. Ad ogni modo, gli sportivi che hanno contratto il Covid-19 e che sono guariti, prima di tornare effettivamente ad allenarsi o a praticare attività motoria devono necessariamente:

  • Attendere sette giorni per under 40
  • Attendere quattordici giorni per gli over 40

Sempre, ovviamente, in assenza di patologie individuate come fattore di rischio cardio-vascolare.

L’obiettivo di questo nuovo protocollo, sulla base di quanto comunicato della Federazione Medico Sportivo Italiana, è di semplificare al massimo la ripresa delle attività sportive da parte degli atleti nel modo più sicuro possibile e senza ulteriore spesa per il SSN.

Inoltre il “Return To Play” nasce soprattutto per andare incontro alle esigenze dei tanti appassionati di sport che in questo periodo, grazie al rallentamento delle misure di sicurezza, richiedono una visita medica sportiva e di conseguenza un certificato di idoneità.  

 

Quali sono i nuovi esami da fare per ottenere l’idoneità sportiva?

Come nel caso dei certificati di idoneità sportiva pre-Covid e guardando alle nuove norme del protocollo “Return To Play”, gli esami e le visite devono essere effettuate a seconda della situazione fisica e sanitaria dell’atleta. Pertanto gli sportivi che devono effettuare nuovi esami devono essere suddivisi in due categorie:

  • Gli atleti negativi e asintomatici non testati (quindi senza che abbiano avuto sintomi) durante il periodo di pandemia;
  • Gli atleti che sono stati positivi e hanno sviluppato una certa sintomatologia derivata dal virus.

Per gli sportivi che appartengono alla prima categoria non cambia sostanzialmente nulla. Devono semplicemente fare gli esami che sono già previsti nella normativa relativa al rilascio del certificato di idoneità (tranne nel caso in cui il medico non richieda particolari e ulteriori analisi).

Invece per gli sportivi appartenenti al secondo gruppo, sulla base della valutazione del medico specialista in medicina dello sport, sono a loro volta divisi in:

  1. Atleti che hanno avuto un’infezione asintomatica, presintomatica oppure malattia lieve o che comunque non hanno ricorso a terapie cortisoniche, antibiotiche o al ricovero ospedaliero a causa del Covid;
  2. Atleti che hanno subito una malattia moderata o hanno ricorso al ricovero in ospedale o a terapie cortisoniche e antibiotiche a causa del Covid;
  3. Atleti che hanno subito una malattia severa o critica a causa del Covid.

Tutti i soggetti che appartengono ad una delle tre categorie sopra elencate devono necessariamente svolgere una serie di esami e visite previste dal protocollo e concordati con il medico sportivo, a partire dall’ecocardiogramma color doppler e dall’esame spirometrico.  

 

Come semplificare le procedure per i medici dello sport, gli atleti e le società sportive?

A seguito del protocollo “Ready To Play” e delle nuove normative che regolano gli esami e le visite per tutti gli sportivi che hanno contratto il Covid-19, possiamo notare come la situazione si sia di molto complicata, soprattutto per i medici dello sport, per i poliambulatori e per le strutture mediche specializzate.

Inoltre, la visita medica sportiva che consente il rilascio del certificato di idoneità è un servizio essenziale che comprende molti esami diversi e per cui l’atleta non è l’unico interlocutore del medico sportivo. Quasi sempre a pagare le visite e a fissare gli appuntamenti al paziente che effettua uno sport agonistico è una società sportiva, che ovviamente deve essere sempre a conoscenza della situazione medica dell’atleta e, in ogni caso, i risultati delle diverse visite sportive devono essere comunicati agli uffici sanitari dalle singole normative regionali.

Per tale ragione è fondamentale che la struttura medica specializzata e/o il medico dello sport utilizzino un software gestionale che sia in grado di agevolare la comunicazione tra medico, atleta e società sportiva, soprattutto nel caso dei risultati degli esami o della avvenuta certificazione di idoneità.

 

Il software gestionale On.Health è l’ideale per un supporto costante al protocollo “Return To Play”

On.Health è il software per poliambulatorio che semplifica la gestione di esami e visite riguardanti la medicina sportiva. In particolare, nella cartella di medicina dello sport presente nel software medico è possibile gestire il protocollo “Return To Play” attraverso una scheda dedicata, strumento che supporta il medico e la struttura specializzata nel giusto iter da seguire tra esami e visite che l’atleta deve necessariamente effettuare dopo aver contratto il Covid-19, soprattutto se risultato sintomatico.

Inoltre, la scheda dedicata al protocollo presente nel software gestionale On.Health consente di identificare e effettuare anche ulteriori esami diagnostici che approfondiscono lo status medico del paziente/atleta.

Le società sportive, così come gli atleti, sono una risorsa importante per chi gestisce un poliambulatorio o una struttura specializzata e ciò comporta una particolare attenzione e una differenziazione delle procedure tra esami, visite e appuntamenti. Proprio per questo, il software gestionale On.Health consente la personalizzazione delle schede paziente con i campi relativi alla società sportiva di riferimento e applica un trattamento speciale che permette la creazione di report da condividere con la società sportiva, così che sia sempre aggiornata sulle terapie seguite degli atleti, soprattutto se questi hanno contratto il Covid-19. 

 

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